Pubblicato 15. feb, 2016 in News

La FABI, principale sindacato del credito, ha presentato a Milano la sua proposta per un nuovo modello di banca al servizio del Paese, elaborata in collaborazione con team di analisti finanziari: una Banca Hub che sia vicina alle imprese e al territorio, riporti la gente allo sportello, faccia crescere i ricavi e crei le condizioni per nuova occupazione, puntando su servizi di consulenza.
Ribadita anche la necessità di adottare un codice etico per evitare la vendita di prodotti a rischio, concordato con le associazioni dei consumatori più responsabili, le istituzioni bancarie e le organizzazioni sindacali.
Il progetto è stato illustrato oggi dal Segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, al gotha della finanza italiana: Federico Ghizzoni, CEO di Unicredit, Eliano Omar Lodesani, Presidente del Comitato Affari Sindacali e Lavoro di ABI e Chief Operating Officer del Gruppo Intesa Sanpaolo, Giuseppe Castagna, Direttore Generale e Consigliere Delegato della Banca Popolare di Milano, Victor Massiah, Consigliere Delegato di UBI Banca, Pier Francesco Saviotti, Amministratore Delegato del Banco Popolare, Alessandro Vandelli, Amministratore Delegato di BPER Banca e Fabrizio Viola, Amministratore Delegato del Gruppo MPS.
“Il modello di Banca Hub che proponiamo vuole mettere in primo piano la soddisfazione di famiglie e imprese, ragionando in un’ottica di lungo medio termine e non di corto respiro, come avviene oggi, senza però trascurare il guadagno dell’azionista. L’obiettivo è riportare la gente allo sportello, anche in presenza della così detta banca online, facendo crescere i ricavi e creando così le condizioni per mantenere e aumentare i livelli occupazionali”, ha affermato Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della FABI.
“Per capire quanto l’attuale modello di banca sia superato, è sufficiente analizzare gli oltre 200 miliardi di sofferenze accumulate dagli istituti. Su queste a incidere più profondamente sono 5834 soggetti, la maggior parte concentrati a Nord del Paese e 570, o buona parte di essi, sono il risultato del “così detto capitalismo di salotto e di relazione”, ha denunciato Sileoni.
“Ricordiamo, inoltre, che con l’attuale modello di banca dal 2000 sono stati espulsi 68mila lavoratori, seppure attraverso prepensionamenti volontari e incentivati, grazie al lavoro dei sindacati che sono riusciti a evitare i licenziamenti.
“Serve dunque un segnale di discontinuità. Senza la presunzione di sostituirci a chi gestisce le aziende di credito, pensiamo che l’industria bancaria vada difesa con proposte innovative, che rimettano al centro le economie dei territori, i lavoratori, le famiglie, le imprese e i risparmiatori”.
UNA BANCA HUB AL SERVIZIO DEL PAESE. Sileoni ha così illustrato la proposta della FABI per un nuovo modello di Banca al servizio del Paese. “La Banca Hub si caratterizza per l’offerta di nuovi prodotti e servizi, garantisce più tipologie di consulenze, finanziarie e fiscali, tecnologiche e gestionali, recupera attività già esternalizzate e consente così al business bancario di crescere e consolidare i propri ricavi, creando le condizioni per mantenere e aumentare i livelli occupazionali. Le nuove tecnologie dovranno, infine, essere un volano di sviluppo della filiale e non un “killer” dell’occupazione.
Da questo nuovo modello di banca emergeranno nuove figure professionali, che dovranno essere individuate a livello aziendale e di gruppo, per poi essere oggetto di contrattazione tra aziende e sindacati. Si dovrà, infine, mettere a punto un’architettura contrattuale nazionale, nei prossimi anni, che definisca l’impianto normativo e l’effettivo quadro di riferimento delle mansioni.
Con la nostra proposta per un nuovo modello di banca al servizio del Paese vogliamo ulteriormente rinsaldare il rapporto di fiducia tra intermediari e clienti, adottando un codice etico per evitare la vendita di prodotti a rischio, concordato con le associazioni dei consumatori più responsabili, le istituzioni bancarie e le organizzazioni sindacali.
Chiediamo che il cambiamento organizzativo sia condiviso dalle organizzazioni sindacali soprattutto a livello di gruppi bancari e aziende, in quanto ogni banca ha la sua specifica organizzazione del lavoro”, ha concluso Sileoni.
Milano 12/02/2016
(Fonte: fabi.it)