Pubblicato 10. Nov, 2017 in News

Lo sciopero in ICBPI ha avuto grande successo, massiccia è stata l’adesione dei dipendenti alla mobilitazione.  Contestualmente si è svolto a Milano, davanti alla sede dell’istituto, anche un presidio al quale ha preso parte il Segretario Generale Lando Maria Sileoni.

Lo sciopero è stato indetto dalla FABI e dalle altre Organizzazioni Sindacali principalmente contro l’ipotesi di cessione di rami d’azienda e relativi dipendenti, intenzione già da tempo manifestata dal Gruppo, e anche per protestare contro il mancato rispetto di quanto previsto dall’accordo firmato con ICBPI ad aprile 2017 in materia di mobilità e riconversione professionale.

ICBPI – Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane – è il gruppo leader nella gestione dei pagamenti elettronici che ha tra i suoi azionisti i fondi di Private Equity Advent International, Bain Capital e Clessidra.

I sindacati contestano di non aver avuto le necessarie rassicurazioni sulla difesa dell’integrità territoriale e del mantenimento delle sedi di lavoro dei call center, a rischio vendita. A destare preoccupazione è, in particolare, l’eventualità di una cessione di tutte quelle attività più strettamente bancarie, proposito che sembrerebbe essere alla base dell’ultimo piano industriale presentato al mercato che conferma l’obiettivo del Gruppo di diventare un grande polo “virtuale”.

Il sindacato nei mesi scorsi aveva chiesto a ICBPI di aprire un tavolo di confronto su questo argomento ma aveva ricevuto risposta negativa. Da quel momento erano partite le assemblee dei lavoratori che hanno dato all’unanimità mandato ai sindacati di avviare lo stato di mobilitazione. Poi il tentativo di conciliazione in ABI, con l’azienda che ha disertato l’incontro con la controparte sindacale.

“Questo è un fatto molto grave, senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali del credito”, dichiara Sergio Castoldi, Segretario territoriale FABI con delega al Gruppo ICBPI, “ICBPI manca di rispetto non solo alle Organizzazioni Sindacali ma anche alla stessa ABI di cui è associata, dimostrando di non avere né senso di responsabilità né consapevolezza del proprio ruolo. Scioperiamo perché vediamo nelle intenzioni del Gruppo un attacco frontale alla tenuta contrattuale e occupazionale dei lavoratori, che mai accetteremo e contro il quale daremo battaglia in tutte le sedi. Senza dimenticare che questa politica di cessioni selvagge, se messa in atto, porterà a un indebolimento industriale e a una marginalizzazione del Gruppo stesso nel panorama bancario”.