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Quote Rosa: La nuova governance

Pubblichiamo l'articolo a firma di Cristina Arzani, Dirigente Sindacale della Fabi Milano membro del Coordinamento Nazionale Donne, in merito all'argomento "Quote Rosa" che è stato oggetto di un recente convegno all'Università Bocconi.

Pubblichiamo l’articolo a firma di Cristina Arzani, Dirigente Sindacale della Fabi Milano membro del Coordinamento Nazionale Donne,  in merito all’argomento “Quote Rosa” che è stato oggetto di un recente convegno all’Università Bocconi.

 

Il 17 Ottobre si è tenuto in Bocconi un convegno sul tema: “Quote rosa: svolta in Italia”.

Alessia Mosca (onorevole Pd) e Lella Golfo (onorevole Pdl), sono state le prime firmatarie  della Legge 120/2011 che, entrata in vigore il 12/8/11, diventerà effettiva dal Luglio 2012 e per i successivi 9 anni.

La legge sta generando in maniera indiretta un rinnovamento della classe Dirigente.

È una Legge bipartisan e corale, perché ha avuto pressioni dal mondo esterno alla politica e dal mondo giornalistico.

Tutto ciò ha permesso di arrivare all’approvazione della legge in meno di due anni, il che è un successo per il nostro Paese e con la sua approvazione ci collochiamo nel gruppo di testa per questo tipo di leggi.

La speranza è quella di potere migliorare la selezione dei membri dei Cda, renderli eletti per merito e quindi migliorare la qualità media delle presenze.

Attualmente i Cda sono composti in media solo per il 6,7% da donne, con questa legge si sperava di poter arrivare da subito al 30%, ma in realtà le Società quotate avranno l’obbligo di inserirne al primo rinnovo nei collegi sindacali e  nei consigli di amministrazione il 20%  ed al secondo rinnovo si passerà al 33% ed in totale  dovrebbe potenzialmente riguardare l’entrata di circa 6.000 donne.

La legge riguarda anche le Società con controllo pubblico e si spera di poter arrivare ad adottarla un giorno anche in politica.

Nel nostro Paese attualmente manca un modello culturale di Leadership al femminile e quindi le quote rosa aiuterebbero a colmarlo, visto il fatto che ci siano donne ad occupare certe posizioni stimola anche altre donne più giovani ad indirizzare i loro studi per riuscire ad arrivare ad essere “donne di potere”, quindi si avrebbe un effetto molto più ampio della sola presenza nei Cda.

La “diversity” porta ad una platea più eterogenea e quindi il sistema decisionale diventa più ricco, con prospettive più ampie, più innovazione creativa, maggiore competizione e maggiore merito.

Anche l’immagine complessiva dell’Azienda migliora, porta attraverso il genere ad un più ampio contesto di conoscenze, oltre al genere è importante anche la conoscenza culturale, inoltre serve una rivoluzione generazionale: da un’analisi degli attuali Board member si nota che il 94% è maschio, età media 60 anni, 100% laureato, per la gran parte in economia o giurisprudenza.

Nelle Aziende italiane infatti, H.R. e marketing vengono considerati non utili alla crescita aziendale, perché le nostre nascono come aziende manifatturiere, ma per sopravvivere il sistema Paese deve superare questo scoglio, a quel punto si potrà far capire anche ai Cda che oltre la compliance formale, ossia il rispetto della normativa, è importante occuparsi di strategia.

È importante dare alle donne che meritano la possibilità di occupare posti appropriati, sfondando il famoso “soffitto di cristallo”, sfatando il “Gender Gap”, (questo partendo anche dalle aziende famigliari).

Con le quote dovremmo riuscire a realizzare questa possibilità.

 

Cristina Arzani

 

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