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SI CHIUDE IL 125° CONSIGLIO NAZIONALE FABI COL RICHIAMO AL VALORE DEL CONTRATTO

«Finché il contratto ccnl non sarà sottoscritto, dobbiamo essere pronti a tutto: a scendere in campo, a scioperare, al blocco delle relazioni sindacali nei gruppi» ha detto oggi il segretario generale Fabi, Lando Maria Sileoni

Si è chiuso con un richiamo fortissimo al valore del contratto il 125° Consiglio nazionale della Fabi. «Finché il contratto collettivo nazionale di lavoro dei bancari non sarà sottoscritto, dobbiamo essere pronti a tutto: a scendere in campo, a organizzarci e a scioperare, al blocco delle relazioni sindacali nei gruppi»  ha detto, oggi a Milano, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, nel suo intervento finale. «Abbiamo due simboli da tenere in mente: il rinnovo del contratto nazionale e la tenuta numerica della categoria, che molti vorrebbero velocemente smantellare» ha aggiunto Sileoni. Il prossimo 12 dicembre riprenderanno le trattative in Abi.

Durante il suo intervento, accolto da applausi e interrotto da una lunga stading ovation tributata dai 2.000 dirigenti in sala, il segretario generale Fabi è poi tornato a parlare del piano industriale Unicredit: «È sotto gli occhi di tutti che Jean Pierre Mustier abbia venduto tutti  gioielli di famiglia, tagliato il personale più di qualunque altro gruppo e non spinga più di tanto sul fronte dei ricavi». Quanto alla sostenibilità sociale invocata dal gruppo, Sileoni ha ricordato che «l’abbiamo creata e applicata noi, obbligando le aziende e l’Abi ai prepensionamenti volontari, ai pensionamenti volontari perché, se fosse dipeso da altri, l’Italia avrebbe seguito da tempo il percorso purtroppo intrapreso in Europa: 320mila posti di lavoro in meno in 5 anni, il 70% dei quali licenziamenti».

Al termine della replica finale di Sileoni, si è riunito, sempre a Milano, il Comitato direttivo centrale della Fabi.  Il 125° Consiglio nazionale della Fabi è stato un momento importante per rfilessioni e confronti. Mercoledì 4 dicembre, dopo l’intervento del segretario generale aggiunto, Mauro Bossola, e quello di Sileoni, i lavori si sono aperti con il direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che ha discusso del futuro delle banche e della vigilanza. “Il ruolo di Abi nel contratto nazionale” è il titolo del faccia a faccia tra il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli e Sileoni, introdotto dal segretario generale aggiunto della Fabi, Giuliano De Filippis. A seguire la tavola rotonda “Lavoro, politica e finanza: tre strade parallele!”, con  Diego Fusaro, Giulio Sapelli e Giulio Tremonti.

Poi spazio a “Così è stata salvata Carige”: Sileoni ha incontrato il commissario straordinario della banca genovese, Fabio Innocenzi. Protagonisti di “Lavoro e nuove tecnologie: come cambia il settore bancario” sono stati Carlo Alberto Carnevale Maffè, Oscar Giannino e Pietro Paganini. A metà pomeriggio, i segretari generali di tutte le organizzazioni sindacali del settore del credito si sono confrontati con il presidente del Casl Abi, Salvatore Poloni, sul “Valore del contratto”. Dalla contrattazione nazionale a quella aziendale: subito dopo i capi del personale dei maggiori gruppi bancari sono stati protagonisti del dibattito “Il rapporto tra contrattazione di primo e secondo livello”.

Giovedì 5 dicembre, la tavola rotonda “La riforma delle Bcc e l’impatto sui territori”, a cui hanno partecipato i responsabili del personale del gruppo Iccrea, Marco Vernieri, e del gruppo Cassa centrale banca, Pasquale Del Buono, il coordinatore Fabi Iccrea, Pier Giuseppe Mazzoldi, il coordinatore Fabi Ccb, Domenico Mazzucchi e il coordinatore Fabi Raiffeisen, Werner Pedoth. Al dibattito hanno preso parte anche il vicepresidente di Federcasse, Matteo Spanò, e il segretario nazionale Fabi, Luca Bertinotti.

Milano, 6 dicembre 2019

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